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Breve storia della minigonna
La minigonna è sulla breccia dell'onda da oltre 40 anni

Data di nascita: 1963.
Nome: minigonna.
Altezza: minima.
Segni particolari: se stessa.
Padre: sconosciuto. Madre: la stilista inglese Mary Quant.

Sta tutta qui la carta d`identità di una piccola-grande rivoluzione che ha scandalizzato il mondo. La minigonna festeggia le sue quaranta primavere ma sembra lontano anni luce il tempo delle sue prime apparizioni in pubblico.

Altri tempi. Altri costumi. All`epoca gli sguardi di uomini e donne planavano, come avrebbero fatto davanti a un marziano, lungo quel tessuto ridotto ai minimi termini fino ad essere scandaloso, sfrontato, senza vergogna. E le «avanguardie» di quelle gonne minimaliste non hanno avuto certo vita facile.

Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy: prima top model-teen ager ritratta anche dalla neonata macchina Polaroid. Nata a Londra nel 1934, Mary Quant dal 1955 aveva aperto nella capitale anglosassone la boutique Bazaar in Kings Road, fondando uno stile giovane, ribelle e democratico che insieme alla Beatlesmania sarebbe stato un elemento chiave della Swinging London. Dopo il 1964 l`abbigliamento femminile non sarà più lo stesso. Le gonne corte imporranno stivali alti di vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.

Avviato dalla mini, il processo di liberalizzazione dell`abbigliamento procede rapidissimo. Nel `66 viene inventato il nude look e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal `68 con il "Flower Power". Cosi l`esplosione del `68 con i movimenti di liberazione della donna, forniscono l`ambiente ideale per spingere al massimo la scoperta del corpo femminile.

Ci sono volute migliaia e migliaia di gambe al vento, di fischi irriverenti, di commenti insolenti e di donne perseveranti prima che il comune senso del pudore digerisse l`idea della minigonna. Ma da lì in poi è stato un trionfo: le castigate gonne sotto il ginocchio sono uscite «stracciate» dal confronto con le «sorelline». Che ancora oggi reggono decisamente bene.

Dalle prime mini, colorate e svasate, guardate con più di un sospetto da borghesi e benpensanti, si passa a quelle trasparenti e lunari della fine degli anni `60, alle micro gonne di pelle nera dei punk, al boom dei tessuti sintetici degli anni `80, alle varianti «maschili» della mini, ovvero i micro calzoncini elastici con cui viene fotografata Madonna mentre fa jogging, alla fine del decennio. Negli anni `90 le passerelle vengono invase dalle top model, la minigonna riappare con gli stilisti Dolce e Gabbana e Prada.

A un anno dal crollo delle Torri Gemelle, nel pieno di una crisi politico-mondiale senza precedenti, gli stilisti più all’avanguardia, Dolce e Gabbana Gucci e Prada, per la primavera estate 2003 rilanciano la minigonna. Gattinoni fa sfilare Twiggy a Milano Moda Donna. E Alberta Ferretti scopre la nuova Twiggy, Sarah Calogero, facendone la testimonial della linea giovane Philosophy.
E ancora: Gaetano Navarra viene selezionato da Alta Roma e invitato all’alta moda di Roma come emergente di punta per le sue micro gonne incatenate.
In un mondo dove spazio e tempo sono i nuovi beni di lusso, "mini è bello" in tutti i sensi: dalla tecnologia con ritrovati sempre più micro all’automobilismo che scopre la dimensione della city car.

E poi? Improvvisa sobrietà, come si conviene ad un periodo di crisi economica e internazionale. Ma non dura molto. Giorgio Armani ripropone la mini nelle sue collezioni autunno inverno 2003-2004, Roberto Cavalli lancia una linea di gonnelline pacifiste con lo slogan «No war, more wear». O forse è meglio dire «less», ma il risultato non cambia. 

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